Diritto del web

Diritto del web e della privacy


Il regolamento della privacy nel 2017

Il 24 maggio 2016 è entrato in vigore il REGOLAMENTO (UE) 2016/679 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 27 aprile 2016 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati, che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati). Contestualmente il 5 maggio 2016 è entrata in vigore la Direttiva (UE) 2016/680 che regola i trattamenti dei dati personali nei settori di prevenzione, contrasto e repressione dei crimini e che dovrà essere recepita entro due anni. Questi due atti normativi rappresentano la realizzazione di un progetto risalente al 2012, il cosiddetto “Pacchetto di protezione dei dati” destinato a creare in Europa un sistema omogeneo su tutto il territorio in materia di tutela dei dati personali. Infatti la normativa abrogata, 
un laptop con una tazza su di una scrivania

La responsabilità degli Internet Service Provider –
 l’ammissibilità delle misure cautelari

La Direttiva sul commercio elettronico 2000/31/CE (recepita dal nostro ordinamento con il D. Lgs. 70/2003) non impone alcun obbligo, in capo ai provider, di controllare preventivamente i contenuti trasmessi.   
Gli internet service provider, ai sensi della medesima direttiva, incorrono in responsabilità soltanto qualora siano consapevoli del contenuto illegale trasmesso e non si attivino per rimuoverlo. 
Tale limitazione di responsabilità dei prestatori intermediari non limita però la possibilità da parte di una Corte o di un’autorità amministrativa di applicare delle azioni inibitorie, al fine di porre fine a violazioni di legge o ad impedire che proseguano, come confermato da una recente sentenza del Tribunale di Milano (8 maggio 2017).
Tale pronuncia ha inibito agli hosting provider e gli internet service provider la trasmissione delle partite di calcio oggetto di diritti di esclusiva della ricorrente, imponendo inoltre alle società resistenti di attivarsi per impedire la reiterazione delle violazioni già verificatesi.
Tale tipo di misura è giustificata, secondo la decisione del Tribunale di Milano, dalla necessità di garantire l’effettività della tutela inibitoria concessa, pur essendo in ogni caso necessario tenere conto del bilanciamento tra i diritti di privativa e la libertà di informazione.

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